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Pubblicata il 08/07/2002
Ermione:

Sento respiri diseguali
fuori dalla mia casa,
la nel regno del caos,
la dove ombre
si rincorrono nella notte.

Entra nella mia casa,
viaggiatore senza luogo,
ricercatore instancabile
del nulla più profondo.

Dimmi cosa ti porta
alla mia porta
con gli occhi
colmi di lacrime
per una cosa
lasciata e perduta.

Dimmi perchè
il tuo volere
é stato così debole
da cedere ai malefici
dei nostri spiriti sfuggenti.

Non così importante
era quindi la tua dama,
la tua ricerca non era per lei
ma era indagine,
ricerca di tenebra.

Certo non ricordi,
certo non ricordi
poichè non desideri ricordare
che hai appena detto addio
alla tua chimera.

Chiamo a raccolta
le ninfe che conducono a me
questo uomo così smarrito,
così condannato
a perdere tutto ciò che vuole.

Cadano le stelle,
i miei occhi vedranno
nella loro cecità
tutto ciò che accade
accanto a loro.

Si apra dunque la mia porta,
entri a passo svelto
colui che ancora indugia
perchè ciò che amore vuole
amore avrà.

Salve straniero,
perché tenete
il vostro sguardo così basso?
I miei occhi hanno più fascino
dei vermi della terra.

Sfida il mio sguardo,
guarda la mia grazia,
la mia fantasia,
inebriati del profumo
della casa dei ciliegi,
nessun mortale
vi è mai uscito vivo.

Dammi un sogno,
un magnifico sogno
e ti svelerò ciò che desideri
poichè mi nutro dei vostri sogni,
poichè vi nutro coi pennelli
di un chiaro arcobaleno
perduto in nuvole di panna.

Fatti avanti,
giovane,
troppo giovane vagabondo,
accetta il mio verdetto
che sarà per te il fato.
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