"Qual è la cosa migliore per l’umanità?", chiese re Mida al Sileno. “Non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore, per te, è morire presto”.
"Siamo un essere qui, perenne navigare di sostanze da nome a nome. Siamo." da Quando non morivo di M. Gualtieri
leggo una vita che già vedeva la difficoltà di venire al mondo e anche il suo pianto era ignorato come nulla fosse accaduto. in quel mondo infatti prolificano cadaveri e non nuove vite. meglio non esserci? molto cruda ma molto bella. un abbraccio.
Mah,signorina Thea,a filtrare tanta desolazione,vien da spender qualche parola...Ottimismo,pessimismo, atarassia,son tutte posture,mai contemplate pero' dal Kamasutra,peraltro illeggibile!Provar con Galimberti. Zao e buon lavoro.
Forse la fine sarà una ricompensa, Jean. Io spero ogni volta di avere il tempo solo per un'ultima poesia. Non chiedo altro. Il tuo interesse per la cultura greca trasuda anche dai tuoi scritti, sì sì! Non tutti. L'età d'oro della civiltà è inattuabile in questo momento storico. Comunque ti racconto qualcosa dei miei versi. Dopo aver buttato giù i primi due, a causa di una incazzatur@ tremenda, ho preso la macchina e ho iniziato a schiacciare sull'acceleratore. L'intenzione era quella di correre senza meta ed invece sono finita sotto una galleria di alberi magica, secondo me. Ho rallentato, ho parcheggiato e ho preso a camminare. Li vedevo bene gli anelli sui rami, colonie infestanti di cocciniglia. Così mi sento, ho pensato. Sono tornata alla macchina e ho scritto il resto di getto. Fine, vado da re Mida.
Illune, mi nomini Mariangela Gualtieri. Mi piacerebbe confrontarmi con lei riguardo la morte. In passato ho letto alcune sue poesie. Ci ritornerò a questo punto. Grazie
Kamasutra? Sergio.... Mai letto. Io pensavo che bastasse guardare le figure per imparare, ihihihihih! Galimberti mi garba, non sempre, dipende dagli argomenti. Poi non mi piacciono mica tutti questi blog che imitano la scuola ateniese, bleah :-(
Eh, ho preso un pò alla lettera alcuni termini e sai... sono figlio di un'ostetrica... Scrittore scarso, commentatore peggio!
Il testo agisce come un bisturi su una ferita che ha smesso di sanguinare per iniziare a coagulare. Non c’è la celebrazione del trauma, ma la presa d'atto di uno scempio metodico.Il parto non è l'inizio del respiro, ma l'inaugurazione della decomposizione. La vita viene presentata come una condanna biologica immediata, un "niente di nuovo che annulla ogni stupore. È la resa del reietto che riconosce nel nemico la propria stessa origine.La chiusura è un’epigrafe di carbonio. È il rifiuto del ciclo naturale: qui il campo irregolare non accoglie semi, ma detriti che non hanno alcuna pretesa di risurrezione. È l’anti-poesia per eccellenza: il riconoscimento che lo sforzo dei "nemici" è un azzardo idiota, un tentativo inutile di dare vita a ciò che è già stato corificato dal disincanto.William