Pubblicata il 12/02/2019
C'è stato un tempo in cui mi affascinavano porti e stazioni ferroviarie. Luoghi di passaggio che raccontano tante storie, dove gli odori e l'alternarsi delle stagioni assumono connotati sempre nuovi. Al contrario rigettavo aeroporti e centri commerciali: i primi perchè a volte trasmettevano addii troppo marcati, i secondi per il loro aspetto di finte cattedrali del capitalismo e del consumismo.

la stazione di Roma Termini è il luogo per eccellenza dove la vita passa e si dissolve: una città nella città, un imbuto, un detonatore, la tranquilla sala d'attesa dell'umanità in calore. Potresti passare una vita intera in un luogo così e scoprire, alla fine, che la vita non ha senso: tutto cambia per restare immobile, immutato. Quante storie! La bellezza di scegliere una pizza al taglio scelta con maniacale cura, la possibilità d'incrociare la bellissima imperatrice di uno stato africano o la diva che cerca nel treno una meravigliosa evasione.
ricordo i coloratissimi vestiti di una donna di colore, lo stupore di un impiegato al servizio informazioni nel sentirmi chiedere un'informazione con voce calma e rilassata: in questo luogo di pazzi finalmente riesco a trovare una persona tranquilla. Tutti vanno di corsa, agitano le braccia, adocchiano puttane. Tutti alla ricerca di qualcosa da mandare giù: ce n'è per tutti i gusti. Proprio là fuori un ristorante coreano, in via Marsala pizze al taglio e hotels cari e sporchi. I servizi igienici sono il regno incontrastato dei gay, la gerarchia umana si confonde mescolandosi nel calderone fatto di scale mobili, Mcdonalds, negozi di bambole e boutique dell'acqua minerale.

milano centrale è un'altra cosa: austera, imponente, ombrosa. Gente operosa e clochards. Clochards stanchi di vivere, sull'orlo di una crisi di nervi, managers affaccendati e sempre a bofonchiare qualcosa. Ristorantini puliti, il supermarket con i buttafuori e poi, all'esterno l'imponenza del Pirellone, il grigio dei palazzi, il pericolo di un borseggio alla luce del sole. La metro che in un minuto ti porta in piazza Duomo, al centro dello shopping più esoso: Prada, Celine, e gioielli da trecentomila euro.

c'è stato un tempo in cui mi affascinavano porti e stazioni ferroviarie: avrei potuto scrivere milioni di pagine senza un finale. La nave da crociera e tutti, ma proprio tutti, affacciati sul ponte a salutare, vederli allontanare e scomparire, come le storie che germinano nel cuore e appassicono prima di portarle sulla pagina di un quaderno.
  • Attualmente 5/5 meriti.
5,0/5 meriti (2 voti)

alla stazione Termini mi colpì una clochard seduta per terra,nei pressi di un affollatissimo bar.Non è una realtà che vedo quotidianamente,perchè vivo in una località molto più piccola e nessuno vive per strada. Era molto anziana o,probabilmente,i profondi solchi che aveva sul volto erano frutto del suo modo di sopravvivere e magari,in realtà,così anziana forse non lo era.Mi colpì soprattutto il contrasto netto tra la vita attorno a lei,frenetica, ed il suo immobilismo,il suo sguardo perso,il suo esserci e non esserci.Il suo non curarsi di nulla e di nessuno.Avrei voluto chiederle qualcosa ma ebbi timore della sua reazione.Chissà quanta vita era passata,dietro quel muro impenetrabile che era il suo viso.

il 12/02/2019 alle 10:18

Molto gradita questa tua esperienza che ci fa riflettere sui contrasti e sull'indifferenza in una grande città. Ho letto anche la tua poesia-clochard-che forse si riallaccia a questo commento. Mi piace pensare a delle interconnessioni creative tra noi utenti di poetichouse...

il 12/02/2019 alle 20:09

sì,infatti l'ho scritta quasi subito dopo aver lasciato il commento,leggerti mi ha ricordato le sensazioni percepite quel giorno,a Roma.

il 12/02/2019 alle 20:31