Pubblicata il 08/11/2018
Quando come
una macina stridente
gravi tenebre
premono lo spirito
nella beffarda notte,
e lento il gorgo
m'intrappola
funesto
nella ridda dell'incubo
che, rigido,
il dominio
della mia mente afferra:

ed immoto
al levarsi dell'Aurora
resto...
e dissolte già vedo
le membra
nel tenebrore
eterno dell'oblio,
e nel nulla
un cinereo
ammanto surroga
le cure mie
e le struggenti
insidie
di lusinghiera vita:

comprendo, anima mia,
di quest'immane peso
il rifiuto tuo;
e tra foschi flutti
del folle mio cervello
ti dibatti,
e il bordo afferri
con gli aguzzi artigli
e mi sguisci,
sontuosa del mio sangue,
vivida come folgore.
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