Questo testo è una vivisezione poetica del senso di colpa pedagogico. Non descrive una casa, ma un meccanismo di sorveglianza interiorizzata dove l’architettura stessa serve a ricordare che non esiste intimità dal giudizio, nemmeno nei propri pensieri. Il dettaglio della "ferita che si mette in coda" è folgorante. Suggerisce che in questo stato mentale non c'è spazio per il dolore vivo o per la reazione istintiva; persino la sofferenza deve essere disciplinata, catalogata e sottomessa a una gerarchia di giudizio. È un pezzo che evoca l'orrore nasce dalla precisione chirurgica con cui un essere umano può arrivare ad annullarsi per risultare "conforme". Ciao, amica Anais!
Un meraviglioso viaggio nelle stanze della coscienza così raccontate e vissute da esserne partecipi. Scenari e atmosfere suggestivi. Un grande film della vita. Un abbraccio , carissima .
Si entra e si esce come dalle stanze di un labirinto in un saliscendi pieno di scale e di strane geometrie, come in un quadro di Escher... un andirivieni vertiginoso e suggestivo, dove ogni opinione è corretta se inserita in un contesto coerente, ma la logica sfugge ad ogni interpretazione! A me sembra di entrare nelle dinamiche di un sogno, che a volte è incubo, a volte denso di attese e domande...
Mi hai fatto ricordare un episodio simile della mia infanzia...In un parco dove in teoria non si poteva giocare a pallone noi ragazzini ovviamente ci giocavamo, compariva spesso il sorvegliante in bicicletta che faceva più o meno le stesse cose del tuo boia...Figure romantiche che nel ricordo diventano addirittura care visto quello che succede (o non succede) oggi. Questi tuoi racconti a metà tra la "comedie humaine" di Balzac e " amici miei" ( per i particolari sempre comici e irriverenti che contengono) sono davvero interessanti
Carissimo Sir, tutti nel vicinato abbiamo avuto quel Generale che non voleva essere disturbato, perchè avevo il diavolo dentro al cuore, per i ricordi amari che la guerra le aveva lasciato, povero uomo, quanta pena faceva, non parlava con anima viva, ci fulminava con lo sguardo ma appena svoltava l'angolo riprendevamo i nostri giochi tutti italiani contro il Generale Ruju Buona giornata abbiamo avuto più o meno la stessa infanzia grazie e buona giornata
L'esecuzione del pallone......splendida definizione. Tragedia per tutti i ragazzini. Ciao
Che contributo ammirevole, Arturo! Ti ringrazio immensamente per le citazioni.
È vero, Tonino, i ragazzi di oggi si stanno perdendo il meglio della vita! Grazie per la gradita partecipazione! Saluti cari.
Già, Cassiopea, proprio così! Il pallone era la mia penna! Grazie per codesta, appropriata definizione.
L'Assassino del pallone figura ormai estinta o quasi,giusta la punizione resa ,noi la pipi' si faceva nei suoi vasi la notte,Un Saluto
Con l'assenza di posti di lavoro potrei rispolverarlo io, però i palloni me li tengo, per i bambini buoni!!! Che bella idea, stupenda direi...
Grande, Giancarlo! Effettivamente era un'arma innocua e innocente! Grazie per la gradita partecipazione, anche quella della pipì!!!!
Un'idea spontanea scaturita dal fatto che compravamo un pallone a settimana, caro Tonino! Grazie per il simpatico contributo!