Pubblicata il 17/01/2017
Un fiore staccato da una pianta, è un fiore morto. Appassirà, inevitabilmente. Lo guardo e penso se c’è un modo per ravvivarlo. Penso ad un modo per sentire il suo profumo estivo e per rivedere il suo bianco brillante. Il fiore mi guarda, impassibile. Ho paura che un giorno possa sbriciolarsi con un tocco. Ricordo il profumo, ricordo il colore, ma adesso sta diventando marcio. Il fiore è così fragile, sia da vivo, che da morente. Quel fiore l’ho custodito, non so se è meglio così per lui. Sta chiuso in un cassetto e non vede il sole, non sente il vento che lo smuove, la pioggia che lo bagna, la gente che lo annusa. Perché mai l’avranno staccato dalla vita? Chi ha deciso di ucciderlo? Forse, chi l’ha fatto non sapeva che in quel modo l’avrebbe ucciso. Forse dovrei ridarlo alla natura, provare a ripiantarlo. Non ho semi per far crescere una pianta, non ho i poteri per resuscitare un fiore appassito. Non mi aspetto di certo che da un fiore appassito nasca un albero. L’essenza di un fiore si consuma inesorabilmente, quando lo si annusa per l’ultima volta e il suo profumo si dissolve nel nulla. Una cosa è certa, non dimenticherò mai quell’essenza. Ogni volta che ci penso, mi ricordo perfettamente com’era. Certe sensazioni restano impresse nella mente e non puoi mandarle via. Non mi resta che guardarlo annerirsi ogni giorno, sempre più.
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piaciuta bravo! :-)

il 20/01/2017 alle 23:26