Utente eliminato
Pubblicata il 25/09/2001
Arrivai da te con le lacrime,
lo ricordo ancora quel giorno,
quando ti conobbi,
prevenuta ed arrabbiata,
per una scelta con me
non discussa.
Mi accogliesti con freddezza,
in un’aurora velata,
nascondendoti in parte,
ai miei occhi assonnati.
Il vento di maestrale
mi schiaffeggiò,
sul ponte della nave,
eppure mi affascinasti
con la tua semplicità.
Ti attraversai tutta,
da est ad ovest,
assaporando lentamente,
la tua bellezza.
Ad una curva mi offristi,
nel verde smeraldo di un maggio,
Nostra Signora di Saccargia,
così,
semplicemente messa lì,
incomparabile chiesa.
Ad ogni chilometro mi stregavi:
querce da sughero, contorte e piegate,
macchie scure su quei crinali da pascolo,
oleandri, fioriti e inchinati, al mio passaggio.
E il tuo cielo, sempre più azzurro,
sempre più lieve, sempre più luminoso,
mi guidava verso la mia casa.
Perché lo sei diventata, isola amata.
Tu, la tua terra aspra e i tuoi abitanti.
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