Pubblicata il 28/10/2010
Inaspettato canto il gocciare sopra la tettoia.
Ha barullato un poco attorno al górgo
prima di scivolare lento dentro il dentro.

Da giorni non si udivano che giorni ciarlare, saltimbanchi spacciare oro per ore immaginate ore per minuti minuti per secondi secondi per istanti istanti per rubini.

Ma io non mi chiamo Gonzalo Jiménez de Quesada
anzi non mi chiamo affatto, non mi sono mai chiamato.

Sono un piano inclinato su cui lo scivolare scivola.

Mi chiedi se è la stessa cosa e io prima di risponderti
circumnavigo l'isola probabile del fuggire,
la porta sul retro dei tuoi occhiali.
Sono un animale abituato a non abituarmi solo all'occhio.
Il principio della favola già lo conoscevo
tradire è un sogno ignoto.

Ma dopo, dopo dico il tiepido tremare di sapere
della pioggia non potrai più seguirmi
perchè il mio viaggio comincia dove cessa il moto.
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