Lettera da un prigione di attesa virtuale

Lettera da un prigione di attesa virtuale
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Pubblicata da PoeticHouse Sabato, 11 di Luglio del 2009

"...negli scritti che ci scambiamo ora c'è un altro ritratto di noi /altrettanto veritiero ed impietoso di quelli disegnati con la luce." E ancora nella conclusione "noi siamo questi segni continui di parole e insieme /quello che questo specchio d’attesa ci riflette": passaggi di una profonda malinconia e al contempo di intensa bellezza. Poesia dell'attesa senza speranza, che nella forma epistolare assume una inusitata delicatezza e forza umanizzante, sensibilissima pur nella rassegnata e impietosa desolazione che l'attraversa.
Ti abbraccio Sergio.
max

il 13/07/2009 alle 15:43

un quadro.
un idillio.
reso cupo solo dal dito puntato
che si fa arma.
ma non è tempo di guerra, questo
:-)

il 14/07/2009 alle 11:10

No, Amaranta, non è tempo di guerra e nemmeno di somme tirate, è il momento di guardare impietosamente dietro le emozioni ed i sentimenti, perchè non basta più abbandonar-vi-ci-si...
Grazie per la tua lettura, Sergio

il 14/07/2009 alle 13:42

Grazie Max per la tua lettura attenta e puntuale, io non so se queste parole possano fregiarsi o meno dell'appellativo di poesia, ne io ho la fisima di dirmi poeta, ma che siano qeste parole vissute ed io abbia la necessità a volte feroce di scrivere questo si, lo dico.
Ricambio abbraccio e stima
Sergio

il 14/07/2009 alle 13:47

Si comprende benissimo - e appartiene anche a me - lo scrivere per una impellente necessità di rappresentare ciò che dentro il sé (e fuori) si sente e si vive. Concordo ancora con te sull'interrogativo se ciò che esprimo con la parola corriponda a "Poesia", e ti assicuro che ci vado molto cauto :-)
Saluti cari.
max

il 14/07/2009 alle 14:59

come sapete esprimere i sentimenti nascosti dentro di voi non li ho mai letti da nessuna parte,siete per me dei mostri della conoscenza e delle parole, bravissimi.
la virtualità è vita! marigiò

il 29/09/2009 alle 05:52

io non sono diversa da te caro Sergio, poichè scrivo quello che sono,oppure quello che sento,
sono cristallina e veritiera come te,
senza accorgermene, lo faccio con piacere,
ti saluto. marygiò

il 11/01/2010 alle 06:11
Lettera da un prigione di attesa virtuale

Tu mi hai scritto che avresti voluto una mia foto attuale
per vedere il tempo che aveva lasciato traccia sul mio volto
rughe nuove e più profonde, chiaro sui capelli e cicatrici d’espressione
magari chieste da qualche repertorio di emozioni racchiuse nel fondo
mi sono detto, e la tua di ieri me lo conferma,
che negli scritti che ci scambiamo ora c'è un altro ritratto di noi
altrettanto veritiero ed impietoso di quelli disegnati con la luce.
Un oggi, questo tempo scandito dalla attesa
che non è messo da qualche parte sul quadrante della speranza
fuori da ogni sentiero di parole che abbiamo intrapreso,
ma fedele prospettiva del dito puntato su ciascuno di noi.
Può non essere facile comprenderlo o farsene una ragione
e forse neppure noi sappiamo dove, quello che proviamo
e traduciamo in parole per gli occhi, vuole portarci
o vuole piantare come un palo in terra di silenzio
che è solo un moto d'impeto da espiare sino alla prossima lettera.
Il ritratto di me fatto delle mie parole che dici di non comprendere più
ed il tuo che invece io conosco tanto bene
da poterlo disegnare a memoria, con le rime dei sensi aperti,
noi siamo questi segni continui di parole e insieme
quello che questo specchio d’attesa ci riflette
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