Il testo esprime un disagio reale verso l’ipocrisia sociale, ma lo fa con un linguaggio piuttosto generico e privo di immagini incisive. Le metafore (nebbia, foglie al vento, mondo che affonda) risultano prevedibili, e la denuncia morale appare un po’ pedagogica più che poetica. C'è sincerità nel sentire, ma servirebbe più originalità e meno astrazione per lasciare il segno.