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Pubblicata il 04/08/2008
A mio padre
Nei vicoli non esiste il tempo
Il sole ci sta poco: il giorno è come la notte.
Con le porte spalancate chiacchierano
le comari del pranzo e delle cose degli altri.
Tutto è musica:
piccoli piedi calzano zoccoli consunti
dai lastroni di pietra nera che coprono la via,
scandiscono un ritmo leggero
che accompagna le grida e le risate
degli scugnizzi di turno …
diverranno zattere alla deriva
nel rivolo d’acqua saponata
di chi sta facendo il bucato…
è un fiume in piena tra le crepe della via.
Nell’aria si sentono i profumi
che il tempo ha lasciato
sulle vecchie mura delle case,
strette l'una all'altra come per sorreggersi a vicenda;
odore di muschio e di vissuto,
fra poco avere e tanto dare.
Lì c’è anche mio padre ,
accucciato per terra a legarsi le stringhe,
mio padre ancora fanciullo,
con la stessa luce negli occhi e
le toppe ai calzoni ereditati dal fratello maggiore.
Fra tanti figli non c’è per lui un posto speciale ,
un giorno vorrebbe trovarlo.
Osserva gli altri giocare sognando il futuro …
lo aspetterà,
intanto si alza
e và incontro al vicolo che canta.
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E' vivida l'immagine dei "vichi". Mi ci sono ritrovato. Brava, come sempre.
L'orco.

il 04/08/2008 alle 17:52

Grazie di cuore è una poesia a cui tengo molto è per me un dedica cara e forte ad una persone che adoro...mio padre.

il 04/08/2008 alle 21:50

Grazie anche a te per le belle parole.
Ros

il 04/08/2008 alle 21:50