A mio padre
Nei vicoli non esiste il tempo
Il sole ci sta poco: il giorno è come la notte.
Con le porte spalancate chiacchierano
le comari del pranzo e delle cose degli altri.
Tutto è musica:
piccoli piedi calzano zoccoli consunti
dai lastroni di pietra nera che coprono la via,
scandiscono un ritmo leggero
che accompagna le grida e le risate
degli scugnizzi di turno …
diverranno zattere alla deriva
nel rivolo d’acqua saponata
di chi sta facendo il bucato…
è un fiume in piena tra le crepe della via.
Nell’aria si sentono i profumi
che il tempo ha lasciato
sulle vecchie mura delle case,
strette l'una all'altra come per sorreggersi a vicenda;
odore di muschio e di vissuto,
fra poco avere e tanto dare.
Lì c’è anche mio padre ,
accucciato per terra a legarsi le stringhe,
mio padre ancora fanciullo,
con la stessa luce negli occhi e
le toppe ai calzoni ereditati dal fratello maggiore.
Fra tanti figli non c’è per lui un posto speciale ,
un giorno vorrebbe trovarlo.
Osserva gli altri giocare sognando il futuro …
lo aspetterà,
intanto si alza
e và incontro al vicolo che canta.