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Pubblicata il 01/08/2008
Immobile come un masso ingombrante
giacevi nel grigio giaciglio
assaporando una quiescente veglia;
silente come un sibilo strisciavi
nel prato del sonno
destando angosce rimosse;
nascosto in una brossura
sei spuntato ammantato di verdi vestigia
per stamparti ancora in me,
ricordo serpente!
Repentino come un rapace
sei corso a riportare
alla luce quanto era stato buttato
in fondo al buco dei desii preclusi;
laborioso come un tarlo
hai rosicchiato le lignee pareti
aprendonti un varco attraverso
la porta del passato
per turbare l'adesso e l'ancóra.
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La doppia faccia del ricordo si mostra nella sua particolare dimensione, può addolcire il tempo, ma può anche riempire quel peso che si era cercato, a fatica, di rendere leggerissimo.
Un caro pensiero, mati.

il 03/08/2008 alle 23:07

A volte i ricordi sono dei serpenti e non c'è cura, non c'è antidoto...

il 05/08/2008 alle 07:04