Si perdono nell’oscurità
i confini, ai margini del cielo e della terra.
Sinistro concerto di suoni lontani
sfuggenti e spettrali
dove una voce urla nel vento
e delle sue gemme svuotato
è il cielo.
E poi guardo lontano
al di là di questo mondo
dove il nulla ha più senso
in fondo a questo cielo stellato
che scintilla nel buio
e che quasi mi conforta:
come se per ognuno di noi
ci fosse una stella, lassù.
Volerei leggera sopra
questo velo di inquietudine
che mi attanaglia.
Volerei lontano
verso nuovi orizzonti
per scoprire in quale dimensione
si cela l’esistenza di Dio
e disperata
invocherei il suo nome
nel timore di perdermi nel nulla
rincorrendo l’eco della mia voce.