Su un libretto ritrovo la tua foto,
(dopo quanti anni?, ahimé!...),
don Felice, che i miei primi vagiti
hai udito... E ora sei Servo di Dio!
Ancora ti rivedo,
minuto e immenso nella carità,
inesausto salire sopra i treni
e discenderne dagli alti predellini,
troppo alti per te. Ma ti spingeva
lo zelo ardente per la tua missione!
Le tue sante rampogne nella messa!
Ed il cruccio di quando dalle mani
ti sfuggì l’Ostia appena consacrata!
Ti ricordo così, minuto e immenso,
fiero di condividere con te
le radici, gli ulivi, il mare e il cielo
della madre comune, aprica Daunia
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