Voglio dirvi di A. Solzenicyn.
Capitano d’artiglieria
riportò sana e salva
a casa
la sua batteria.
Giuro! La tiro fuori dalla Sacca
di Szczecin, in barba ai tedeschi.
Per questo ebbe una medaglia.
E un encomio solenne
in grassetto sull’organo di stampa
del Partito.
Conosceva la tecnica
E la dedizione.
Ma davanti al suo generale,
un commissario politico
gli ordinò di consegnare
la pistola d’ordinanza.
E gli strappò
i gradi e le mostrine della brigata
dalla giubba da combattimento.
Sei stato denunciato, gli disse.
Tanto bastava.
Lo stellare congegno di Stalin
ben oliato
funzionava a dovere.
La prassi fu rispettata
E l’Armata Rossa
venne privata
di uno dei suoi migliori ufficiali.
La prassi fu rispettata:
alla denuncia seguì l’arresto
all’arresto seguì l’interrogatorio
all’interrogatorio il processo
al processo, la condanna.
Otto anni
ai lavori forzati.
Per l’eroe di guerra e della patria,
la patria spalancò
con sistema e caparbietà
la porta dell’inferno.
Così S. approdò alla tetra costa
dell’Arcipelago.
Leggete il libro
di quel sopravvissuto!
Contate con lui
le inutili morti!