Sabato Santo di tant’anni fa
scioglievano le chiese a mezzogiorno
le campane legate il giorno prima:
non doveva turbare alcun frastuono
il trapasso del Cristo;
tacevano le radio e i giradischi
aspettando il Risorto.
Ma a mezzogiorno del Sabato Santo
un festoso tripudio nel paese
tutti coinvolgeva: per le strade
correvano i monelli a pestar stagni
e nelle case si scacciava satana
battendo sugli stipiti e le porte
l’attizzatoio dei tiepidi bracieri.
Ed entrava la gioia in tutti i cuori,
e l’allegria di Pasqua
anche i più duri petti sommoveva.
L’agnello sulle mense
era caparra di Resurrezione
e la curiosità infantile
era autentica in tutti
per la sorpresa celata nell’uovo
di cioccolata.. .
E già le prime rondini
l’imminente annunciavan primavera;
nei rinnovati campi
timide margherite
capolino facevano tra l’erba,
in attesa dei fiordalisi azzurri:
“M’ama, non m’ama, m’ama,
non m’ama, m’ama… Mi ama!”.