Porto a passeggio la mia noia.
Mi segue fedele come un cagnolino.
Il mondo là fuori rovescia la sua ira.
Accadono cose come minuti scanditi
da un doloroso ticchettio.
La mia angoscia che cresce
ad ogni sonoro che violenta l’asfalto.
Mi guardo riflessa nello specchio.
Rimanda immagini misconosciute l’ovale.
Senza la perfezione di zigomi truccati ad arte.
Da troppi giorni non rifaccio il mio letto.
E le lenzuola cadono come drappi
a celare soffocanti inquietudini.
Ho pensato che forse potrei viverci sotto.
In apnea.
In assenza di aria e luce.
Senza la consolazione di un suono.
Una corazza di cotone
a proteggere pensieri-suicide.
A proteggere la mia fedele compagna.
Ripiegata su me stessa
ad avvolgermi come seconda pelle.
Il disagio di non sentirsi adattati.
In sintonia col mondo.
L’imbarazzo che provoca
non riuscire ad accordasi mai.
Da sempre così mi sento.
Una nota stonata.
In una canzone ancor più stonata.