Motivo non ne avevo per svegliarmi,
dormivo e non so’ quel che sognavo,
quand’ecco d’improvviso nelle carni,
sentí un dolor e l’aria abbisognavo.
Le mani al petto, lo sguardo stralunato,
credevo che devessi già morire,
col viso dal sudor tutto bagnato,
cercavo io d’uscir da quelle spire.
Poi tutto ritornò come già stava,
la faccia riprendeva il suo colore,
soltanto lo spavento mi restava,
e come capirete il malumore.
Riprendo il mio dormir tranquillamente,
ma sento la presenza di qualcuno,
un occhio apro molto lentamente,
sperando che non vi fosse nessuno.
Ma l’impressione ch’io avevo avuto,
adesso era in piedi in fondo al letto,
un uomo giovane che mi fissava muto,
dal corpo trasparente bhè... l’ammetto.
Dallo spavento anche l’altro occhio,
si aprì di scatto cercando di capire,
se ero vittima insaputa del malocchio ,
o con l’età rischiavo d’impazzire.
“Chi sei ? Mi sembri un volto conosciuto”,
gli dissi avvicinandomi un pochino,
lui non si allontanò e compiaciuto,
mi accarezzò come fossi ancor bambino.
La luce della luna lo sorprese,
mostrandomi il suo volto interamente,
il viso bello ma senza pretese,
ornato con due baffi fieramente.
Non era alto e alquanto magrolino,
vestito come nel milleottocento,
guardandolo negl’occhi da vicino,
m’accorsi che m’assomigliava tanto.
Quando lo riconobbi quasi svenni:
“Nonno”, gridai,
cercando d’abbracciarlo con ardore,
ma era come nebbia e quel ch’ottenni,
fu una testata al muro che ancor duole.
“Francesco” disse,
“Son proprio Luigi Serafini,
il nonno che non hai mai conosciuto,
vengo da lontano, dai confini,
dove per ottant’anni son giaciuto”.
“Ascolta” continuò tutto d’un fiato
“Volevo solo dirti da vicino,
di quanto il non vivir mi sia mancato,
per non veder crescer il mio bambino”.
“Aveva nove anni il papà tuo,
quando partii per mai più tornare,
e adesso che son solo foco fatuo,
pensa che il cuor ancor mi fa pulsare”.
“Avrei voluto tanto accarezzare
i soffici capelli del mio Aldo,
quando, ancor bimbetto sulle scale,
veniva ad aspettarmi se in ritardo”.
“Capisco quanto grande è il tuo dolore”,
gli dissi io tanto emozionato,
“la morte toglie via ogni calore,
anche a chi è molto innamorato”.
Con gl’occhi accessi, come fossero rubini,
una parola aggiunse con l’animo accorato,
“Ogni giorno che accarezzi i tuoi bambini,
ricordati quel che Dio ti ha donato”.
Vidi il nonno sedersi sul mio letto,
una lagrima giù in basso andò e morì,
un’ultima parola “Figlioletto”,
un sorriso e come venne poi sparí.
A letto ritornai alquanto scosso
che il sole già faceva capolino
con l’animo turbato e assai commosso
presi la penna e mi misi al tavolino.....