PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 14/12/2007
Sprofondo nel mio soffitto.
Si apre su di me ad inghiottirmi.
Con fauci feroci dilania le mie straziate carni.
Si trasforma in un mostro orripilante.
Dalle molteplici lingue fameliche.
Come petali purpurei di un mistico-macabro.
Danzano diavoli sul mio ventre.
I loro forconi sono rasoi che fendono le membra.
Rivelando un oscuro mondo sanguigno.
Quello nel quale vivo.
Quello che mi accoglie ad ogni sopore del corpo.
Girano vorticose le streghe nel mio cervello.
Urlano sabba impazzite.
Urlano nefandezze e deliri.
Sono le mie sorelle.
Le migliori consolatrici.
Sono con me da quando ho scaraventato in un baratro la mia mente.
Da quando la bestia si è risvegliata.
Le ha chiamate a sé come sollazzanti ancelle.
La bestia era così forte che la gente voleva legarla.
Sedare quell’ira assassina.
Rendendola demente.
Ma lo so, la bestia non si farà più addormentare.
Rimarrà per sempre vigile e pronta a riesplodere.
Come una bomba ad orologeria.
In perpetuo torturata dai forconi roventi dei diavoli impazziti.
Sempiternamente scossa dall’urlo primordiale di quelle arpie sue serve.
Prostata dal peso opprimente di un soffitto-famelico.
Pronto ad inghiottirla.
A straziarle le carni.
Rendendola ancora più folle.
Più impazzita dal dolore.
Offesa.
Affamata di sangue.

L’ho partorita tra strazi di carni lacerate e spasmi di cosce allargate.
Un’intera notte in travaglio.
Urlando disperazione tra le doglie.
Ho partorito questa mia orripilante figlia.
Nel sangue e nella carne lei mi appartiene totalmente.
È la creatura nata dal mio ventre odiato.
L’ho cullata tra braccia amputate e l’ho allattata a seni rigonfi di veleno.
L’ho amata e odiata da subito come un prolungamento della mia anima.
Questa mia figlia-bestia frutto di una perdita che annienta.
Avversa alla pace dei sensi,
lei rifulge splendente
della grandezza del mio odio per te.
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potrebbe essere uno sfogo trasfersale per riaprire definitivamente una ferita che si è resa disastrosa nei tuoi confronti e dopo averla fatta uscire e sfogare con questa rabbia talmente violenta, potrebbe richiudersi per sempre e ne rimarrà una grossa cicatrice....se è così ti consiglio di analizzare il più possibile questo contenuto, rivisionare passo dopo passo ogni singolo particolare solo allora ridarne un'interpretazione magari diversa da quella che vedi oggi, per fare questo ci vuole tanta volontà e pazienza ma ripeto il punto fondamentale è l'autoanalisi profonda per non dico chiudere definitivamente con queta sensazione ma almeno per far si che ti lasci vivere serenamente......
TIRA FUORI TUTTO
NON RISPARMIARTI

carlosbastos

il 14/12/2007 alle 13:22

Il punto più alto della mia sofferenza umana. Questo rappresenta. Non voglio sentire discussioni. Nessuno può permettersi di pontificare sul dolore. E' vile e fuori luogo. A chi mi consiglia un esorcista rispondo che questa poesia è il mio esorcismo. Sono riuscita a risalire dall'inferno. L'ho fatto da sola. E di questo sono molto fiera. Nessuno può permettersi di ironizzare sul mio dolore. E su questo non sento ragioni. Forse si dovrebbe conoscerlo il dolore. Tutti dovrebbero conoscerlo. Sulla propria pelle. Ci si scherzerebbe su un po' meno. Penso.

il 14/12/2007 alle 17:48

Non ce l'ho la risposta a questa domanda. Se tu ce l'hai ti prego mandamela. Ma penso sia imputabile ad una cosa soltanto. L'oscura e macchinosa natura umana.

il 15/12/2007 alle 12:21

Lo attendo con fervore. Questo mio ritratto. Stimato interlocutore che hai colto quello che molti non riescono a vedere. Perché fa paura guardare dentro la voragine. Fa venire le vertigini. Mi sono scelta questo nome per essere forte. Forgiarmi una corazza a proteggerni dal reale. Un cuore forte e indistruttibile io vorrei. E perché una rabbia viscerale io me la porto dentro lo stomaco da quando ancora galleggiavo limbica nel liquido amniotico. Lusingata, con gratitudine. Demoniafuriosa

il 15/12/2007 alle 17:17