All’alcova m’inviti, sinuosa
meridiana amante, dolce sodale
di generosi brindisi e conviti:
silenziosa t’insinui nell’amplesso
e pervadi le membra abbandonate
all’oblio, blandendomi ogni membro,
senza ghermirmi. Mi possiedi, vaga
nel fermo aere fluttuante: e m’abbandono
alle amene tue spire, sprofondando
nel gorgo voluttuoso, pennichella.