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Utente eliminato
Pubblicata il 17/07/2002
Resistono le ultime case coloniche,ancora
isolate dal moderno clangore di rombi sull'asfalto,
case dall'alto
poggio dove sfumano bianche
strade verso la montagna,che portano ai prati di Borso.
Capelli non segnati,sentieri umidicci di fogliame
in un fitto di rame che assaporano le nari
essere di legno muschiato.Ancora allato
i campi passano man mano che procede
il cammino avanzando lentamente per le rive
tra l'odore dello strame rinsecchito,il fieno che forche
sui carri caricando vanno e dei denti di rastrelli
che trascinano le paglie al sole.
Alle cime il paesaggio si fa avulso
di vegetazione,scabro,di sassi nel brullo
confine che separa gli abitati ormai lontani.
Troneggia il Grappa come possente cima,
vertigini alle gole salgono per i viottoli a strapiombo,
scavate gallerie dai partigiani,stretti passaqgi
entro le secrete tebaidi che tuttora conservano
il fascino della solitudine.
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E' belle questa poesia sulle campagne ed il lavoro degli uomini, e la fatica (generalmente così poco...poetica!)

il 18/07/2002 alle 07:44