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Pubblicata il 03/11/2007
Là dove un debole raggio cadeva
moderato dalla tenda, non vegliavano
su colui che immobile ormai
forse in qualche luogo dell’ampio giorno spensieratamente
con lepri e uccelli si trastullava, volte per sempre
le spalle alla notte.
Mendicavano.
Uomini intorno all’ampio letto sostavano, e donne,
donne remote, assorte nelle dita che lente, sempre più
lente
passavano minuziosamente in rassegna merletti fitti
d’immagini e di un unico, radioso intreccio,
fino a quell'ultima trina sfilacciata, terribilmente
mutilata, e con occhi rossi e bui
nel maleodore che s’addensava
ancora non ne vedevano il senso.
Talora si soffermavano, il viso di marmo tra le mani
spezzato da schegge di ricordi, prendevano colore
singhiozzavano e parlavano da sole,
ed una luce sinistra balenava dalle membra:
credevano d’Essere in lui.
Finché un sordo trepestio sospinse
una bara fino al capezzale e una voce
mormorò che dovevano uscire tutti.
Ma cosa sono i pur molti anni
dinanzi a una madre vivente…
Allora una donna s’alzò, grave,
le labbra ritorte, la testa canuta e stanca,
gettati via d’un sol colpo trine e merletti, e la voce tremante
urlò -
urlò come nell’attimo in cui generò,
squarciando la stanza: Figlio mio! (e fu la prima volta
dacché aveva preso moglie che lo rimproverò così)
perché mi hai fatto questo…
Come se orecchie ancora potessero intenderla,
e il consueto volto buono con un sorriso ridestarsi,
dirle di no, sono ancora qui.
Ma alla finestra s’accostarono occhi puri
attoniti, non più comprendendo,
deposto per qualche istante il gioco.


© Daniel Dominique
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dovrò leggerla ancora tante volte...
scusami Daniel ma non sono in grado di dirti neanche una parola...è una pagina troppo dolorosa.

ti saluto...intanto. anna

il 03/11/2007 alle 06:23

la drammatica descrizione di una veglia funebre.....questo ne ricavo da ripetute letture.. sublimata dal tuo ricordo.. è non mi è dato di capire chi sia il morto ...penso che sia tu stesso...sarà forse una ricorrente visione che descrivi?

o una dolorosa visione che ti è rimasta scolpita a caratteri di fuoco nella mente?
le donne, intanto, tessono merletti di finissime immagini...che come cristalli si infrangono al colpo durissimo di quel grido....FiGLIO, perchè mi hai fatto questo ??? l'unico rimprovero che gli fece..."dopo aver preso moglie..."

come un rinnovato appello "talità *****" il figlio morto si erge a rasserenare la mater dolorosa...

MIRACOLO...

il 03/11/2007 alle 10:06

La morte dal nostro punto di vista terreno è sempre inaccettabile, lo è ancor di più se è una madre a sopravvivere al figlio, vedendo spegnere la vita e la luce che lei gli ha dato, e poco importa l'età del figlio, perché i figli sono sempre bambini nel cuore delle loro madri; la tua narrazione sembra quasi per qualche verso di reminiscenza biblica, (è una sensazione a pelle, purtroppo senza cognizione di causa) o comunque di un tempo antecedente al nostro, per quel contorno di donne e quelle trine e merletti - quell'arte della pazienza per oggetti delicati che in un attimo si squarciano - tale è il dolore improvviso che scuote...
Emozionante è il collegare la morte con la nascita
(urlò come nell’attimo in cui generò,
squarciando la stanza: Figlio mio!), ricordando il grido (di gioia incontenibile) alla sua nascita...
come emozionante è il grido di rimprovero, l'unica volta da dopo che si era sposato, quasi che il figlio morente abbia potuto pensare al dolore di una madre, e ciò ricorda la disperazione della madre di Gesù crocifisso...
Bellissima e tremenda l'immagine di chi smette di giocare e si accosta alla finestra con occhi attoniti, smesso ilgioco,e incapaci di capire quel che accade, perché accade...

Daniel solo tu puoi spiegare la tua poesia, io ho solo sentito palpabile quest'angoscia, ecco...
Non avevo visto prima la tua narrazione poetica,
così ricca di pathos... ma vogliolasciarti un segno delmio passaggio...
Un abbraccio, Rosanna

il 04/11/2007 alle 06:07