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Pubblicata il 01/11/2007
Fame,
che del Profeta
divora
la parola ,
e trascina
la coscienza,
perduta
in un vortice
di gorgo nervoso
che tocca
il fondo,
ne rimescola
la quiete,
frugando
gli anfratti,
assopiti,
sotto a ciottoli,
levigati.

Silenzio,
nelle torbide
profonde,
polverose acque,
diafane forme,
stracciati brandelli
e carni corrose
si agitano
ondeggiando,
tra le correnti
marine,
e come lamenti
perdono
le forme,
non più figli,
né padri,
le madri attendono,
invano.
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vagano ormai come diafani pensieri,bellissima ed attuale,salutissimo ariele

il 01/11/2007 alle 17:07