PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 06/09/2007
Il neon blu dei tubolari disegnava sul cemento fresco forme indefinite, parziali, appena accennate, forme abbozzate come da mani imprecise e tremanti. Fuori dalla finestra, nel cortile, un codice indecifrabile di luci rendeva le cose tutte intorno d’uno opaco sporco molto simile al colore perlato delle nubi invernali. Erano le luci dei lampioni gli occhi attenti e vigili di quella lunga notte a mischiarsi con i fari accesi delle auto ed i lampi, diagrammi elettrici nel cielo scuro.
Sam viveva solo in un piccolo e dimesso monolocale fuori città in un palazzone dai mattoni rosso fuoco tra palazzoni dai mattoni rosso fuoco, tutti identici, tutti vicini a formare un unico agglomerato urbano di disperazione e malinconia.
Il suo giovane corpo giaceva esanime al centro della stanza. Il pavimento era gelido, sporco da far schifo. Mozziconi di sigarette, spenti dovunque, coprivano il pavimento come un tappeto di petali di rose.
Un piccolo scarafaggio nero, dalle zampine cosi fini da sembrare invisibili, si muoveva veloce spazzando tutta l’area della parete. Presto Sam si rialzò, stufo di quella situazione, si sedette sulla sua poltrona, fumò una sigaretta, poi un’altra e un’altra ancora cercando di lasciarsi alle spalle la sua vita precedente.
Poi il telefono squillò, Sam si alzò dalla poltrona con seria difficoltà e si avviò lentamente verso l’apparecchio, al quinto squillo alzò la cornetta e attese. Dall’altro capo non si sentiva alcuna voce, poi all’improvviso una sonora pernacchia tentò l’ardua impresa di imbastire una specie di dialogo, un tentativo abbozzato di comunicazione. Sam restò impassibile quasi come se ci fosse stato abituato, prese un gran bel tiro dalla sua inseparabile cicca, si fece accarezzare il palato da quel fumo scadente, poi chiuse gli occhi e rilasciò tutto dal naso. “Amen” fu l’unica cosa che riuscì a dire prima di riagganciare.
  • Attualmente 5/5 meriti.
5,0/5 meriti (1 voti)