Ballerò
stasera ballerò
senza tacchi, con i capelli sciolti e i vestiti comodi,
ballerò con cento cavalieri
farò io da cavaliere a cento dame…
Inizia la musica, con essa il mescolarsi di mani e di gonne,
lo scambio di sudore e di odori.
Il tempo scandito e battuto
scivola dentro le orecchie e le vene,
la birra dentro la gola,
la tua mano dentro i miei pantaloni.
Poi tutto finisce.
La musica, la luce, la birra, l’amore.
Io non mi sento paga,
inizia la mia danza solitaria e incompresa.
Ballo la rumba della disperazione,
un esiguo residuo di flusso armonico governa i miei movimenti sfrenati,
sudo e respiro velocemente,
bassa sulle gambe,
a ripetizione
ma senza seguire un ritmo regolare
caccio il sedere in fuori con impeto
poi lo risucchio dentro
per far esplodere in avanti il pube torrido;
ruoto forte la testa schizzando intorno gocce salate
e sferzando ratte frustate di capelli
alle persone vicine;
agito le spalle,
i seni
non perfettamente sodi,
non perfettamente tondi,
trattenuti saldamente dal reggipetto
stretto e imbottito,
traboccano,
vibrano,
si sbattono l’un l’altro lasciando spazio
alle facili fantasie
di quell’osservatore seduto e lucido,
che non ha mai ballato
che non ha mai bevuto.