Il pesante sipario correva ai lati del palcoscenico.
A centro lui...
avvolto da una polvere impalpabile di mistero.
Agitava per aria la sua bacchetta magica,
mi indicava.
Soggiogata dall’incantesimo
spalancavo le gambe.
Aveva inizio il suo numero.
Dimenava il suo strumento incantato dentro di me
io stessa ero oggetto e soggetto del sortilegio
invocavo non so quale dio
in una litania di parole sconosciute e canti ameni
inventavo formule magiche…
fino a quando pronunciai la parola giusta
e assistetti ad un vero
e proprio gioco di prestigio.
Sbalorditivo.
“T’amo” dissi gemendo.
Lui scomparve per non tornare mai più.
- Attualmente 4.5/5 meriti.
4,5/5 meriti (2 voti)