Il tuo viso imbronciato
ogni tanto s’insinua tra i rimorsi,
e ancora mi fa male…
Ho dismesso il violino e il pianoforte:
non ho più melodie
che risuonino ancora dentro il cuore.
È la tua festa: non ti sia amara
l’ombra che ancora dentro casa aleggia:
sorridi, ridi, svaghi non negarti…
Tu come passi il tempo?
Io, dentro i ricordi e le intemperanze
di una vita ormai spenta. Non rimpiango,
adesso, i baci tuoi e le carezze,
non più, almeno oggi;
domani… E chi lo sa?
Dormo in un letto ad una piazza sola,
né una voce di bimba
viene ad augurarmi più la buona notte.