Voto medio perché nonostante l'abilità con cui hai composto il sonetto, lo hai ingessato - secondo me - in un linguaggio arcaico e barocco che ormai ha fatto il suo tempo e di cui non ho nostalgia alcuna, amo il linguaggio contemporaneo.
Ciao
Rosanna
La metrica è l'ossatura della poesia ed i concetti espressi ne sono l'essenza. La poesia che esula dalla metrica appare come un corpo vivo privo di scheletro che giace su sè stesso e rimane incapace di camminare e di evolversi. Questo a mio modestissimo parere. Chi legge poesia deve saper prendere ciò che il poeta crea così come lo crea, sta poi al lettore formulare un giudizio di merito sui contenuti della poesia che possono piacere o non piacere. Personalmente non trovo il lnguaggio di questa poesia barocco nè vedo nell'uso della rima come un'ingessatura; ho già avuto occasione di dire che la rima non è una gabbia ma è libertà; tuttavia rispetto la tua opinione e ti sono grato di avermi dedicato del tempo per leggere e commentare.
Un caro saluto.
Non ho mai detto di essere contraria all'uso della metrica, ma di usare la metrica abbinandola a un linguaggio contemporaneo. Dante o Leopardi non si sarebbero sognati di usare il nostro linguaggio (nel caso ne fossero a conoscenza),
io stessa ho scritto (non qui) alcune poesie in endecasillabi,
ma anche la poesia a verso libero risulta armoniosa e tanto più musicale quanto più i versi sono canonici, ad es. possiamo scrivere versi di varia misura, settenari, endecasillabi ecc. alternati fra di loro, purché un settenario abbia gli accenti giusti, il novenario altrettanto o qualunque altro metro vogliamo usare.
Io naturalmente vado a orecchio e non sto a contare le sillabe, ma non dicevo di non usare la metrica, infatti ho notato la mano esperta,
tuttavia questi termini non mi dirai che appartengono al linguaggio contemporaneo invece che al passato:
Ahi
il gorgogliar
il vil sembiante
di tua beltade
L’ultima speme al rio destino
stormir
il getta
E anche quell'"Ahi", non si può dire che non getti una patina retorica.
Spero di aver chiarito meglio cosa intendevo.
Ciao
Rosanna
Ho capito benissimo quello che dici. Quello che però sfugge alla maggioranza dei lettori è l'uso della parola. Mi spiego meglio.
Mi piace stare sulla riva di un torrente a sentire gorgogliare le sue acque ma se scrosciassero quelle acque correrei velocemente sopra all'argine onde evitare di essere portato via dalla piena.
Non trovo un sinonimo per stormire... mi piace l'idea delle foglie che stormiscono al soffiare del vento trovo invece bruttissimo il frusciare delle foglie, mi dà un senso di morte che si addice bene alle foglie secche e cadute dell'inverno che vengono spazzate via da un gelido vento di tramontana. Meglio se a frusciare è la seta di due calde lenzuola o il vestito della propria donna che cade a terra poco prima di consumare un amplesso. Il sembiante è qualcosa di più di una semplice apparenza; non è una persona e non è un fantasma è quasi una creazione onirica ed è vile perché scappa ma tuttavia è la sembianza di una persona bella che a me par tale ma non è semplicemente bella è vestita di bellezza è ricopertà di bellezza è beltà è il suo nome è la sua essenza è il sostantivo che ci vuole. L'aggiunta della sillaba belta(de) è solo una licenza per far tornare quel meccanismo di accenti cui tu hai fatto cenno. Al posto di speme avrei potuto utilizzare speranza ma purtroppo ha una sillaba in più e quando si scrive in metrica bisogna stare attenti alle sillabe e pur andando ad orecchio si sente la stonatura del verso. Avrei potuto scrivere "dell'ultima speranza al fato porgo" sempre endecasillabo ma non ci stava l'aggettivo rio e un sonetto, si sa, è composto da quattordici versi enecasillabi e nell'angusto spazio messomi a disposizione dalla tradizione ho dovuto scrivere tutto quello che avevo da dire e meglio di così non ho saputo fare.
Per quanto riguarda la contemporaneità del linguaggio è palese che è contemporanea qualunque parola sopravviva e venga usata correntemente anche oggi e parole come vile, gorgogliare etcetera si sentono non troppo frequentemente ma si sentono. Il linguaggio del passato appartiene anche al nostro tempo per diritto giacché già c'era ma se smettiamo di usarlo lo perdiamo e perdendolo perdiamo una parte della nostra cultura e una parte della nostra storia.
Un caro saluto.