Sopra le terre senz’acqua
riarse da venti infuocati
tra nubi di sogni rossastri
e miraggi in languide onde
riecheggia lontano nel vespro
l’ambiguo insidiar di sonagli
d’ipnotico sibilo purpureo;
e lento e malinconico si spande
il profumo straziante
del gelsomino
-Jasmine, perla d’ambrato fulgore
preziosa d’eburnei arabeschi
e abissali slanci di mogano,
che frantuma i cuori efferati
e impietosa lacera volubili sensi-
Voci di ombre fuori dal tempo
i volti sfigurati e liberi
e qualche rimpianto sotto le unghie
cantano danze d’ignota
bellezza, volteggiando spirali di seta
intorno a raminghe pire
assaggiando appena le lacrime
di una triste luna che piange
la Regina lontana.