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Pubblicata il 20/06/2007
C’è uscito dall’infanzia
un prato
che si perde all’orizzonte
dove corriamo a perdifiato
Declina a destra
fino ad un lago
che in onde leggere
accarezza fili d’erba e fronde
che un salice piangente
languido gli porge.

Ma nelle notti aperte per noi
si fa mare e riverbera
una luna gravida di luce
che non tramonta
inchiodata all’orizzonte
a rischiararci gli sguardi
e ci inabissa nudi nell’argento
e di perle veste
la pelle eburnea

Sulle rive quattro travi
ed un tetto di frasche
c’è una capanna
dove il piovasco ruzzola
canticchia e gioca
ed a tratti picchiettando
rievoca il tempo
che qui è avulso confinato
oltre l’ultimo dei sogni
è una chimera che non incanta
un’utopia che nessuno invoca

(chissà quanto cose ci sono “sull’isola che non c’è” , io ne conosco solo pochi spazi
ma già si vestono di poesia)
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Chissà forse la conoscevano tutti la strada lastricata di sogni che conduce all'isola che non c'è. Qualcuno l'ha dimenticata, altri non osano andarci, altri ancora si credono troppo grandi per correre dietro ai sogni.
Bisogna saper volare in alto fino a giocare tra le nuvole..di lassù la si vede: circondata dal mare blu colbalto ed illuminata da un sole che non è mai troppo caldo o da una luna senza tempo.
E' piccola certo eppure comprende tutti i paesaggi che hai sognato..spiagge bianchissime e boschi antichi , ruscelli spuggianti e prati verdissimi.
Al centro, sulle rive di un piccolo lago dalle acque di cristallo una capanna in cui ritrovarti.
Mi piace tantissimo la tua poesia carissima.. sembra davvero di vederla l'isola che non c'è

il 20/06/2007 alle 13:43

ci sono immagini che abbiamo visto insieme... ops sognato insieme...le ho raccolte.
mi fa piacere che ti piaccia
thelastrose

il 20/06/2007 alle 14:11