Erro nomade
ai diafani cieli
a fervori esistenziali
rincorro parabole di pensieri
desideri che risvegliano
obnubilati sensi
Tra cielo e terra
solfeggio il gaudio
di libero Filosofo d’immenso
ignoro il rimpianto
malinconiche stasi
monocordi passaggi vitali
il domani è Presente
lo ieri ricordo virente
Erro eludendo
ferree maglie di tempo
prima che il cinereo presagio
d’inverno incrini
il cristallino richiamo
ch’eccheggia
tal grido primario
erro prima che la gronda
mi schermi dal pianto
ed il nido caldo rovini
su graticci di foglie esangui
e divenga gioco
la mia architettonica realtà
(le rondini sono filosofi di pienezza di vita, vivono ogni giorno intensamente e non permettono che l’autunno le avvolga nel suo grigiore, fuggono (verso nuove primavere) prima che la gronda possa proteggerle dalla pioggia ed il loro nido (perfetta costruzione) cada insieme alle foglie e si trasformi in gioco per il viandante. Ignorano giornate monotone ed il rimpianto non le raggiungerà mai perché avranno colto il meglio d’ogni giorno.