Al riparo dalle onde
dietro l’occhio d’Ismaele
la corrente si fa pioggia all’infinito
in queste ore
bruciate di tempesta
Porto la cicatrice
di tutti gli uomini
nel soffio carsico
dell’aridità
La nostra rotta è un sigillo
peccato di madre
volontà cieca
nella quaresima di cuori
La nostra voce
è il soltanto mare
Il capitano è una nuvola
ha i suoi tarocchi nel cielo
ed ogni carta è un compagno che muore
Lasciamo un taglio di strega
sull’albero maestro
per ogni vita che il mazzo assottiglia
Crescerai attraverso il dolore
lo ripetevano spesso
le nostre vedove
piangenti all’approdo