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Pubblicata il 29/04/2007
D’eburnea luce
una lama di luna
silenziosa
penetra gli scuri
fende l’oscurità della stanza.

Mi sorprende
nella nudità d’un corpo
bianco, immobile, inerte
spiegato
su grande letto
che non ha memoria
non ha inizio ne fine.

Poi s’espande
sulla geometrica immobilità
d’oggetti intorno
statici spettatori
d’usuale scena

Ed ogni cosa
perde i confini
il limite estremo
i profili, il contorno
si fa estesa
immensa, incontenibile
io con loro
avviluppata
come a bianche lenzuola

Fuori
sull’argentee sinuosità
degli ulivi
la luna canta
come bimba
la filastrocca a memoria
accarezza e passa
senza dolore.

Ma solo perché
ha un senso
lo stridio dei grilli
nella notte
si fonde al silenzio
per divenire canto


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