La febbre sull’erba della piana
trema al soffio come spira
Si getta la tramontana sulle rovi
come un pugno di rondini sul grano
E’ la dolcezza della mia terra scura
Annodata all’afrore delle greggi
la vertigine del vento si spaura
scioglie il canto alla voglia di lavande
quando l’abito nero del dolore
intreccia alla chioma della nostalgia
Distante la marina inchina
il sua rosa che cresce consumando
battendo sull’azzurro inquieto
sull’alba del pianto di chi più non ricorda
La conchiglia sonora dei tuoi occhi
è questa eco
questo rintocco di malinconia
questo specchio invisibile che muore