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Pubblicata il 06/04/2007

Hai stasera uno sguardo non quieto,
a volte vagante, assente a volte,
incapace oramai di esultare
all'ebbrezza dell'amore,
come tu dici; no: si sono disseccati
i fontanili e le nostre giovinezze,
i nostri sogni e tutte le lusinghe
d'una speranza senza fondamento.

Ed ho visto stasera il tuo letto:
un'alcova inebriata
di ombre soffuse, d'aromi sottili,
spiranti cannella ed assenzio,
fasciata di veli appena rosati,
complici d'enigmi,
creati per amarti alla follia
ed effondere l'anima estasiata
nell'apollinea estasi assoluta…
O sacrosanta follia, che il corpo tuo
dal mio non fa distinguere!

Ma, come il mio, il tuo letto è solitario:
avverti solamente il tuo respiro;
soltanto il calore della tua pelle
può offrirti una lontana esaltazione…

Ed a te, soffocata senza uscita,
incontro correrò, per afferrare
in tempo le tue mani con le mie
e non farti affondare da sola
o che, se il mio destino è questo,
con te nell'urlo: "Amore!" mi inabissi.

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C'è come una quieta follia sottesa a questa lirica che pare rovesciare le prospettive capovolgendo le sensazioni ...
Le scelte lessicali rendono benissimo uno stato d'animo che si colloca tra il realismo di una rassegnata constatazione e il volo di un'esaltazione cerebrale, più che sensuale.
La musicalità, dapprima lenta, si fa più incalzante negli ultimi versi.
Davvero bella.

il 15/04/2007 alle 21:38

Mi piace la "quieta follia"; sveli a me stesso aspetti... insospettati. Come fai ad essere così "radiografica"? :-)

il 16/04/2007 alle 08:06

Semplicemente cerco di capire ciò che leggo. E di fronte all'Altro mi pongo sempre con empatia.
Sono lieta di averti interpretato correttamente.
Un caro saluto.

il 17/04/2007 alle 15:52

Che dirti, Maddy? Mi arrendo. :-)

il 18/04/2007 alle 07:24