la polvere densa
scendeva dal lucernaio
vaporosa come talco sospirante,
sui mattoni in pietra rossa ruvida
impastati di muffa e taffetà acetato;
guardavo il riflesso in uno specchio incorniciato
tra fiori secchi e brocche sbiadite,
bicchieri sbeccati in vetro verde
disposti in fila su ruggine e vernice;
alle travi brune
di tarlo e ragnatela
opache gocce di cristallo
d'un lumiere storto,
chiuso in se stesso
sembrava un ragno morto;
ginocchia a terra
tra gingilli e nuvole
mi vestivo di merletto e vecchi bottoni
prendevo il thè a tavolino
con bambole dai capelli rossi,
le guance di porcellana rosa antico
lacrimanti di lanugine e pioggia acida;
tra spazzole e cavalli bianchi,
nella mia torre
i sogni erano fatti
di fogli ingialliti, fermagli a quattro denti
e carillon stonati;
inventavo le mie storie
rapita dall'esilio
di occhi vitrei e zolfanelli umidi.