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Pubblicata il 29/03/2007
Non mi accorsi del tempo che finiva
Incurante del bianco e nero che dipingeva il mentre
Perseveravo nei miei movimenti dall’apparenza sbagliata
Per chi mi osservava da dietro la vetrata vellutatamente annerita
Apparivo come il meccanismo di un antico pendolo
Ma il mio oscillare, era il tramite per non smarrire l’equilibrio
Anche se mai avevo abusato di esso,
il mio incedere fino ad allora era stata come una marcia maleducata
solo il rispetto del ricordo mi teneva distante dallo stagno vizioso
e non cullavo chissà quali desideri infanti nelle notti di veglia,
forse era solo la realizzazione di un mosaico egocentrico
Ed ora che torno nel mio presente, mi accorgo della dissolvenza dei pensieri
Ed i battiti sono echi lontani…
Ma ancora oscillo, scandisco il mio tempo
Mentre i giorni diventano vita.

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