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Pubblicata il 28/03/2007
I

Sovrasta fiero il suon di mezzodì
il poderoso canto dell’incude
e la mazzetta quieta resta lì
frattanto che il buon fabbro l’uscio chiude
di bottega e con le mani al pesco
due frutti mette in tasca per il desco.

Passando per la strada lo vedevo
con quel vestito blu e le mani grosse
rapito da quell’uomo mi sedevo
ad ispiare tutte le sue mosse
finché paterno mi guardava in viso
e salutava con un gran sorriso.

“Fatti veder quest’oggi qui in bottega”
diceva con la voce fonda e chiara
”che devo sistemar la mietilega
e poi ferrare anche la somara
di Duilio e se m’avanza un’ora
finisco la lettiera della Flora”.

Correvo dunque a casa in tutta fretta
ansioso di tornare giù in paese
per prestar fede alla parola detta
e poter metter mano a qualche arnese:
tanto veloce fu il mio desinare
che in breve tempo ero ad aspettare.

L’attesa non fu vana e poco dopo
uscendo per andare all’osteria
capì quel fabbro il mio secondo scopo
mosso di certo da ghiottoneria:
con un gesto del capo scappellato
mi portò seco e mi comprò un gelato.

II

Occhi grandi curiosi e molto neri
un lieve tentennar l’oblunga testa
e sulla groppa a mo’ di due budrieri
sciolte le briglie e senza una protesta
quieta la bestia delle chiodature
ben sopportò la lunga pedicure.

Dal mulo alla fucina un gran viavai
per sagomare il ferro al duro piede
con l’attenzion che hanno i calzolai
nel veder dove manca e dove eccede
sagomando anche l’unghia all’occorrenza
onde ottener perfetta l’aderenza.

Sul tavolin posato il tirachiodi
la raspa l’incastrino e il coltellaccio
le tenaglie da unghie e scassachiodi
il raschino il grembiule e il parabraccio.
Un secchione di chiodi tutto pieno
e per il mulo un ballin di fieno.

Quattro volte le stesse operazioni
condite dalle innumeri bestemmie
che in fondo al cuore eran devozioni
e che del buon lavor son le vendemmie.
Il sottoscritto con fare perfetto
a manovrar della forgia il soffietto.

Terminato il lavor di mascalcia
prese una sedia il fabbro e un cofanetto
e cominciò il lavor di barberia
che sulle prime mi lasciò interdetto.
Estrasse una pezzuola color pece
e d’un unguento strano un gran nartece.

Seduto sul moncello del carbone
guardavo l’improvviso parrucchiere
che con maestria le grandi forbicione
sulla testa movea dell’asiniere
e in quella i due clienti sul conclave
improvvisaron quattro o cinque ottave.

Sopra noialtri calò dunque il sole
e la lettiera poi non fu finita
mi comandaron d’annaffiar le aiole
con una vecchia mezzina arrugginita.
Poi l’artigiano, con paterno sguardo,
mi die’ una banconota con Leonardo.

A casa ritornando ebbi sfortuna;
decidendo di risalire il fiume
sotto la luce d’una mezzaluna
scevro com’ero d’un tantin d’acume
i soldi mi scapparono di mano
e seco li portò via il Camaiano.
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che dirti Marco pur se scrivessi qui 100 pagine ti leggerei sempre di un fiato , tutto quel che con maestria racconti sembra di viverlo insieme a te e sono sempre delle bellissime storie , bravo e grazie per questi bei doni che ci fai. ti abbraccio veronica.

il 28/03/2007 alle 22:12

dai racconta ancora ,questa fiaba mi tiene sveglia, voglio che tu vada avanti,e grazie ariele

il 28/03/2007 alle 22:12

che dire Marco con le rime sei fantastico e le poesie tue scivolano una bellezza,bravissimo marco,ciao

il 28/03/2007 alle 22:34

Come al solito usi sempre espressioni che superano di gran lunga i miei pochi meriti.

Grazie di (q)uore.

il 28/03/2007 alle 23:16

Grazie a te per le belle parole; la fiaba finisce qui ma ce ne saranno altre.

Un caro saluto.

il 28/03/2007 alle 23:17

Non sono certo più fantastico di te.
Grazie.

il 28/03/2007 alle 23:17

Qui tocchi amico le dolenti note
qui tu mi tocchi la corda del cuore
ormai le genti d'amor sono vote
e solo del quattrin sento l'afrore
ma questo tuo commento mi riscuote
e mi dimostra che sei un gran signore
e certo anima sei grande e profonda
che del sentire è pregna e che ne sgronda.


La tua delusione è pienamente giustificata e la condivido in pieno. Io sono molto legato ad una cultura tanto vicina a noi che sembra vecchia di secoli; e questo mi fa piangere lacrime amare. Aveva ragione il Manzoni quando scrivevea: "non tutto quel che vien dopo è progresso"

Un caro saluto.

il 28/03/2007 alle 23:28

Bella, con un finale un pò a sorpresa, che aggiunge
fascino a quanto letto prima..
Complimenti e grazie signor marcobetti!*****
alcide

il 28/03/2007 alle 23:44

Percarità... non sono signore.
Il finale fu più una sorpresa per me all'epoca che per chi mi legge oggi. Rammento che tornai a casa col mento che mi strusciava nel pavimento e con una tristezza che mi era penetrata fin nelle ossa prima che mi ci penetrassero i due schiaffoni che mi assestò mia nonna; il primo per aver fatto tardi, il secondo per aver perso i soldi :-)

Un caro saluto.

il 28/03/2007 alle 23:49

For the blacksmith's fire I often yearn
As each year to the village I return

il 29/03/2007 alle 00:07

credimi ti sottovaluti, sei veramente bravissimo.ciao veronica

il 29/03/2007 alle 11:52

A parte l’abilità nel comporre le rime, sicuramente un gioco per te, ma per me un’impresa ardua, è bello lo scorrere dei particolari, sembra di vedere un filmato con scene ricche e con un‘animazione insolita di gesti e sentimenti.
Un saluto, mati.

il 29/03/2007 alle 11:52

SEI UN'ARTISTA...e ancora ripenso a quando sottovalutandoti dici che sei più bravo a leggere che a scrivere...sappi che quello che scrivi è di una bellezza unica e spero tu te ne renda conto...
Marco non smettere mai di comporre dolci melodie poetiche per le nostre orecchie...e mi pare quasi di vederti dentro la bottega ad ammirar un mestiere...una vita...un'ambiente che ahimè non si vede più...
Complimenti sinceri....
Bacio
Melly

il 29/03/2007 alle 14:35

Resta soltanto un urlo di memoria
segnato da una stella che in ciel brilla
resta soltanto il vezzo d'una storia
e della forgia un'ombra di scintilla
e la figura nella mente cheta
del fabbro un po' barbiere e un po' poeta.

il 29/03/2007 alle 16:26

Sei sempre molto cara nei tuoi commenti. Grazie e un caro saluto.

il 29/03/2007 alle 16:31

Mi fai diventare rosso :-)
Grazie di cuore.

Un bacio.

il 29/03/2007 alle 16:32