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Pubblicata il 21/02/2007
L’aria piatta circonda il
Mio posto,
e avvolge la solitudine di questa sera.


Ma io, resto colle orecchie drizzate.


Resto,
come un lupo affamato mentre
la luna sale piano e tutto intorno tace,
proprio come dopo la gran tempesta.
E il lupo sa,
il lupo ha imparato
che le sue ritte orecchie devono star
sempre pronte
quando smette di tuonare.
Sicchè altri pericoli possono arrivare.

Il lupo sa,
lui lo sa, che la quiete è peggio
di una prostituta
Il lupo sa,
che la quiete ti fotte,
proprio mentre te la stai godendo.

Il lupo lo sa,
come il guerriero.

Il guerriero che s’alza da terra,
subito dopo aver sconfitto l’ultimo
dei suoi nemici.

E mentre tira su il busto indolenzito,
e mentre sente
l’estasi della vittoria che gli scorre nelle vene,
lui non pensa
a riporre la spada
ancora sanguinante,
nel fodero sporco di fango.

Lui,
il vero guerriero
mentre s’alza e si rimette,
pensa e tiene pronto lo sguardo;
apre gli occhi ancor di più,
e tiene l’arma ancor più alta.

Fendendola nell’aria, piatta, del campo di battaglia.

La tiene alta
e pronta a difendere,
ancor più di quando
l’aizzava nell’amaro duello.

Perché il guerriero sa,
come il lupo che tien ritti gli orecchi,
il guerriero sa che la lotta
non finisce
nemmeno dopo aver ucciso
l’ultimo dei nemici.

E lo sa,
proprio come sa
il bravo giocatore,
mentre in quella stanza fumosa
siede al tavolo da gioco.

E davanti a se, il piano verde
dietro di se, il buio fumoso della piccola stanza
E sopra di se, l’alito di sfida degli altri tre.

E il bravo giocatore è lì,
col culo incollato alla sua sedia,
senza sudori freddi.

Resta lì impassibile,
mentre legge il gioco e
se ne resta così,
a palle ferme.

E il bravo giocatore sa,
perché lui
ha già previsto i rischi
e ha saputo aspettare
il momento buono.
Perché il bravo giocatore
se n’è restato lì,
a studiarsi le mosse
se n’è stato lì,
aspettando che il gioco
volgesse in suo favore,
è stato lì
a palle ferme.
Aspettando che la posta valesse
la mano fortunata.

E se n’è restato lì.
Colle orecchie dritte,
tenendo alta la spada insanguinata,
mentre sciorinava
sul tavolo verde
il suo poker d’assi.


Piatta, l’aria stasera.
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