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Pubblicata il 16/02/2007
È il cappotto di freddo, in questa tarda e
buia notte – una dell’ultime dell’anno
ormai quasi già fuggito – che
raggela la pelle, e ghiaccia
le membra, spoglie
di dolori e sofferenze alcune.

Vitrei gli occhi
– quelli che all’alba si perdevano nei suoi –
d’una giovinezza bruciata nell’ardore
e nella brama di mille vite, impossibili
e solamente annusate;
tra futuri da scartare
come caramelle, e da assaporare
poi, nelle sere più scure.

Oscillano i piedi pallidi, come
fossero ancora capaci di
potersi poggiar sull’erba fresca, e
goder della frescura dei pomeriggi d’Aprile,
passati
pregandoti di tardare. Mia cara.
Ma or non lo farò più,
sicché credo
arriverai Tu a rinfrescarmi.

Sopra le Pleiadi, Venere, e altre mille
vola lo spettro del mio sguardo;
ch’ondeggia al ticchettio stanco dei secondi, mentre
sempre più assopito, si colora il viso mio
del pallore santo dei peccatori.

Tremo.
Uno spasmo d’esistenza. Un alito di vita.

…Perché non arriva?
Se ti perderai, nell’ombra verrò a cercarti,
tra muri immobili e scaltri;
e così facendo
crescerà in me ancor di più
la forza. Mia cara. La forza d’amarti…

Ma…eccomi.
…Non andrò, resto fermo.
…Ho avuto paura, credevo ti fossi scordata.
Come?
Hai tardato a venire? Tranquilla, sei perdonata.
Non è molto che aspetto…forse… solo una vita…

…Non freme più la corda, ove cessa il respiro…
Son tuo, Mia cara.

Addio.
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Ma è splendida! Bravissimo! *****

il 16/02/2007 alle 13:10

grazie davvero!!!

il 16/02/2007 alle 14:07

grazie,,,davvero...

il 17/02/2007 alle 00:15