Oltre le lenti dei tuoi neri occhiali
gli occhi tuoi vedo d’una tinta fosca
e le tue palpebre sinuosa cali
e mi par quasi ch’io non ti conosca
mentre distratta colle mani il mento
lisci pensosa. Fermo il movimento
delle tue lunghe gambe accavallate
e delle gote il tremolare lento
e dei capelli al vento le ballate
e il mio silenzio che ti guarda scuro
questuando un gesto di giustizia puro.
Taci perché pensi e sei più forte.
Sembra la Luna un lume di carburo
intermittente tra le nubi assorte,
mentre ti tinge di pallor la fronte,
a carezzar la groppa al quieto monte
alto, solenne anch’esso pure nero
del nero che s’addice all’Acheronte.
Nero stillante dal tuo abbraccio fiero
forte sicuro e certo sempiterno
e teco io verrò giù nell’inferno.