Crepo d’invidia, sai? Quando passeggi
a quel marpione stretta sottobraccio
in piazza Varchi e tanto lieta ancheggi
e mentre crepo ti rimiro e taccio
in quell’ora che all’Ugo fu sì cara
e che a me par così vermiglia e amara.
Sarà certo quell’ora pria di notte
che il cuor mi gonfia di malinconia
e come il vin che bolle nella botte
tanto ribolle in me la gelosia
che ad altri riservato sia quel frutto
che mi lasciò quel dì lontan distrutto
mentre distesi tra le coltri arse
fumavi allegramente ed io spossato
tra quelle gocce di sudore sparse
cercavo di riprender poco fiato
finché pagato quel che fu contratto
con gentilezza mi desti lo sfratto.
Un altro bello e pronto nell’ingresso,
che con sottile garbo salutò,
con le cervella proiettate al sesso
da capo a piede serio mi squadrò
e poi veloce si diresse al letto
pronto a gustare il prossimo banchetto.
Ahi che sciagura fu per me l’ardore
per te già donna mercenaria e ligia
all’etica incorrotta dell’amore
e saggia nell’infonder cupidigia
e che di certo star sapevi al gioco
di chi paga parecchio e chiede poco.
Ed or qui seggo verseggiando mesto
pensando a quell’omin parassitato
alla cui pianta con sapiente innesto
unita sei con atto dello stato
cangiando dunque il tuo lavoro duro
in efficace e candido futuro.
5 febbraio 2007