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Pubblicata il 26/01/2007
V

Mio caro Cavaliere un gran regalo
ti voglio fare in questa bella sera
il lusso permettendomi e lo scialo
d’usar l’inchiostro de ‘sta penna a sfera
per dirti con il cuore, e non ho torto,
quanto sarebbe bello averti morto.



VI

In campagna qualcosa bisbigliasti
mio caro Prodi e tutto è sempre uguale
tante cartucce belle in ver sparasti
e al popolo lanciasti un bello strale.
Par proprio che il denaro non ti basti
ma non è una condotta inusuale
hai cominciato a governare ieri
e hai già sguinzagliato i gabellieri.



VIII

Con quello stucco che t’aggrava il viso
e quei capelli ricci e tanto unti
e quella grata che chiami sorriso
e quegli stinchi tanto storti e smunti
e quel tuo somigliare alle mignotte
sei bella come il sol che c’è di notte.



X ad Agnese

Corruschi come il sole quando ridi
e quando parli canta una sirena
e in quella faccia di bellezza piena
ogni negro pensier tosto recidi.
Sarà quell’aria che t’avvolge aprica
che mi ti fa stimar sì grande amica.



XI

Questi preti vestiti coi calzoni
tutto sembrano meno che curati
parlano bene è vero dagli amboni
ma nella strada poi vanno oscurati;
non potendo per legge prender moglie
fornicando si levano le voglie.
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