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Pubblicata il 12/01/2007
Nello splendore della tua pazzia
non sai neppure che giorno è,
non sai neppure quanti anni hai...
continui a non rispondere a nessuno
e aspetti ancora il suo ritorno.
Malgrado il vento freddo dell'inverno,
ogni giorno torni qua
e guardi il mare e l'orizzonte.
Questo mare che come te lo riportava a casa
così te lo riportava via.
Era grande ed aveva mani forti
dove sprofondavano le tue di bambino
e ti portava dove sei ora,solo,
con molti anni in più.
Ti parlava del vento,delle stelle,delle correnti,
di delfini e pescicani e tu
volavi,volavi laggiù accompagnato dalla sua voce
e dalle urla dei gabbiani.
Ahh,malinconia,
comè difficile restare sani ,
con il mondo che ti sprofonda intorno
tu pensi ad un volo di gabbiani.
E guardi ancora il mare dietro la finestra,
gli spruzzi delle onde
scandiscono il passare del tempo
e quella mano,
che un tempo era stretta nella sua,
ora giace inutile in tasca
e con l'altra stringi quella sigaretta
che fumi a piccole boccate
e come brucia fra le dita,
bruci ogni giorno la tua vita

(a Michele)
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Molto molto bella!
Malinconica, suadente, riflessiva..
I tre versi iniziali e quelli finali li trovo azzeccati, sono anche quelli che mi sono piaciuti di più..
Quanto a quelli centrali..
"comè difficile restare sani ,
con il mondo che ti sprofonda intorno
tu pensi ad un volo di gabbiani."
trovo che tocchino il punto di maggior sensibilità ed introspezione..
Un salutone.

il 12/01/2007 alle 10:29

Appare triste quel volo di gabbiani che non riporta più a galla una voce amata e tanti gesti pregni d'amore.
Nella lirica c'è tutta la malinconia di una mano che non trova più una presa sicura ed amorevole.
Ciao, mati.

il 12/01/2007 alle 11:26

carina, ma non mi ha coinvolto molto. (gusti personali)

il 12/01/2007 alle 12:20