il pittore architetto ha lasciato giocare sparsi nella notte
i suoi dipinti in modo incosciente
la timida luce lunare come di un fan che cerca di fare una tiepida concorrenza del suo idolo.
il quasi rumore e la quasi melodia del camminare di una fabbrica perpetua,
accompagnata dai motori dei rari veicoli della zona.
i timbri marcati delle stelle
piccoli ma decisi schizzi di vernice bianca,sfuggiti dal pennello di un giovane inesperto imbianchino,che vanno a macchiare la scura giacca di un’importante passante
o forse semplicemente,come fori per l’aria,con lo scopo di cercare di cambiare l’aria irrespirabile di ogni sempre più invivibile giorno.
di colpo il paesaggio cambia piacevolmente.
e causa,l’immaginazione di quell’unico ragazzo spettatore laggiù,mentre è intento a farsi compagnia da solo.
i monti coperti da un sottile strato di un’alba che non ha voglia di lavorare
lo sbadiglio fumante di un lupo
fa da primo piano a uno sfondo di alberi morenti pronti a dar spazio al freddo.
sempreverdi formati da improbabili fusti secolari canadesi
tazza di cioccolata calda fumante
lasciata sola in attesa di qualcuno su di un tavolino in mezzo alla foresta.
invisibili ed educate le presenze abitanti del posto
giornate fatte dalla luce del sole e della luna finalmente alla pari.
tutto..
in un contesto di paura,
perché la paura nasce dall’immaginazione
ed è il prezzo da pagare di questo dono.