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Pubblicata il 03/01/2007
fragola

Il vento insinuava la lingua
nell'urna di fragola, affinché
il grasso pavone
si nutrisse della sua polpa.
Su questi fianchi azzurri e montagne
puntute come seni,
si consumavano le note
di un archetto delicato.
Andare via, non assecondare
il vento né il riflesso di suono,
fu una sciocchezza…una follia.
Da allora percepisco solo
l’eco del mio egoismo inquieto.
Il dolore delle giunture
lungo questo breve corpo,
è irrazionale e solitario
come un immenso campo
abbandonato.


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Ci sento un po' di Rimbaud, intendo nei primi versi.
E' cosa buona.

il 16/01/2007 alle 16:06