C'era una volta un torrente appena nato dalla sorgente. Il torrentello era un piccolo rigagnolo d'acqua cosi fragile e perso sul suolo immenso, per lui. Quella vena d'acqua divenne un torrente che correva veloce, scansando le pietre che volevano smorzarne la giovinezza e l'intraprendenza.
Doveva riversarsi nel fiume della maturità, dove avrebbe passato i suoi giorni finalmente grande e tranquillo. Il suo sogno era raggiungere cosi il delta e fondersi con il mare, il suo amore tanto desiderato e cercato. Li nel delta avrebbe vissuto in un'infinita unione con le salate acque del suo mare.
Un giorno però il torrente, mentre sognava tutto questo, andò in secca. L'arsura estiva smorzò il suo impeto desideroso, e le pietre del suo letto diventarono un ostacolo insuperabile. Il torrente languiva e si consumava bloccato da un masso; si prosciugò cosi col mare troppo lontano per ascoltare il suo richiamo d’amore. Durante una gita andai sul luogo della sua agonia. Non c'era traccia di quel corpo umido, sembrava che la natura fosse stata crudele fino all'ultimo con lui. Una segno sul masso però attirò il mio sguardo, mi avvicinai e vi lessi queste parole "PER IL MARE:Non ho mai smesso d'amarti e di provare A raggiungerti". La goccia incide la pietra a lungo, e con la forza della disperazione il torrente aveva inciso il suo grido d'amore, nella speranza che qualcuno le dicesse al mare. Le portai io al mare queste parole, affinché non pensasse che quel torrente l'avesse tradito per un'altra foce ma sapesse che era morto amandolo.