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Pubblicata il 09/10/2006
Cori d'angeli neri cantan stridi di morte,
all'ombra del cedro, essi respiran soventi,
e al dolce ghermir dei venti,
eccoli arditi voler strigliar la sorte.

Come storie di sorrisi mozzati,
passi frettolosi d'arlecchini stanchi,
son di fronte e sui fianchi,
cantori vuoti, indecisi e paralizzati.

Ma al cuor che batte, mai ceder lo sguardo,
mai lasciare una lacrima sdegnarsi,
che sia lucido, stanco o befferado.

Ed al fin di un illusion sognarsi,
d'essere leon, grù o leopardo,
meglio chiuder gli occhi, e addormentarsi.
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