Vorrei cantare il più fine dei sentimenti,
vivere di sensazioni, godere il frutto di fiori rigogliosi,
vorrei non essere solo rabbia e tensione, impegno e passione,
ma anche serenità e pazienza, allegria e simpatia.
Sì, davvero vorrei scrivere solo con poche immagini
di momenti che fluiscono spontanei, senza forzature né intromissioni
e assaporare la semplicità, lasciar trasparire la chiarezza
perché tutto sia accessibile, come in armonia con la natura.
Ma come faccio io a non tener conto del quotidiano,
della tendenza ad autodistruggersi di cui s’avviluppa l’Umanità,
del malessere che prende alle radici e metastatizza dappertutto,
degli scandali consumistici, della mancanza di uno straccio d’ideale?
Come faccio a non trasudare bile e sdegno davanti all’indifferenza,
a non partire prevenuto davanti a faide e vendette,
a vivere di sogni di fronte alla violenza e all’ignoranza,
a capire o compiacere chi potrebbe cambiare tutto e non lo fa?
Come faccio, davvero, a restare con la felice incoscienza
quando i lupi azzannano gli agnelli e le volpi si addentrano nei cunicoli,
come faccio a pensare al bello e al dolce col cuore in pace
quando in ogni luogo, ogni giorno, c’è una presenza rapace?
Come faccio ad accontentarmi di una vita piatta e senza estro
quando c’è un indescrivibile bisogno di costruire qualcosa di diverso,
come faccio ad accontentarmi di ricevere quattro soddisfazioni
quando poi solo il potere saprà far valere le sue ragioni,
come faccio ad accettare tutto ciò, pur col mio disincanto,
tradendomi e rinnegandomi e magari cercando occasioni di vanto?
Come farò a spiegare a mio figlio cosa è sbagliato e cosa giusto
quando il losco alberga in ogni posto e contagia anche il più onesto?
Non sono il tipo che pensava: "tutto va bene, niente problemi"
e adesso che vede il male capisce il perché di tanti patemi,
non sono insomma il candido bonaccione cui sono stati aperti gli occhi
e neppure il disilluso che ora vorrebbe solo versare lacrime a fiotti:
sono solo un piccolo uomo, rappresentante di una minutissima schiera,
ma giuro su tutto ho quanto di più caro che per me non si farà mai sera
fin quando il giorno non avrà sputato le sue maledette risposte
e finché non le sentirò le mie marce non conosceranno soste,
giuro che farò qualcosa che farà sperare chi merita di più
e che non mi si verrà più a dire: "ma chi sei, come ragioni tu?".
Perché abbiamo troppe potenzialità che per banalità trascuriamo, passivi,
persi dietro all’utile e al comodo, davanti a leggi che accettiamo, supini,
perché ci facciamo lavare il cervello da troppi squallidi esempi
e poi pensiamo: "non ci riesco" quand’è il momento della resa dei conti.
Resa dei conti... Giorno dopo giorno essa si manifesta intorno a noi
e lo capiamo troppo tardi, o ce ne freghiamo: ci penseranno gli eroi.
Ma eroi quali? ora non è più il tempo della fama e dell’ardore,
anzi, vedendo bene, è venuto quello della fame e del dolore
e ciò che mi contorce le budella e mi fa fischiare bronchi e polmoni
e che la prepotenza la fa da padrona ed arricchisce solo i signori.
Conclusione: non credo in svolte e rivoluzioni, non m’interessano le cose politiche,
ma da parte mia farò di tutto: cosa? Azioni fattive e costruttive critiche.