Ti guardavo,
osservavo le tue fattezze
i tuoi movimenti,
le tue espressioni.
Anche se tutto confuso,
in quel luogo notturno,
ho compreso la tua natura,
la tua bellezza…
oh, Venere straniera!
Incantato!
Da cosa, non so.
Non eri l’unica,
ma in mezzo alle altre
mi hai stupito:
piccola, dall’esile corpo,
con quel vestito nero.
Spettacolo per i miei occhi:
dolce e sexy allo stesso modo!
Ti guardavo,
ed anche se eri già occupata,
ti sei rivolta a me
e mi hai sorriso!
Sorriso, non di piacere
ma d’obbligo, di lavoro…
e sebbene consapevole,
in quel preciso istante
sarei saltato lì, in quella pista,
e presa per mano,
ti avrei portata in disparte
per guardarti, per parlarti,
per dirti di questa mia follia!
Ma non l’ho fatto.
Perché?
Paese estero?
Lingua diversa?
Timidezza?
No, niente di questo,
semplicemente:
moralismo,
cultura!
Avrei mai avuto il coraggio
di dichiarare al mondo
il mio amore, la mia passione
per una donna, per un Dea
che per vivere, per lavoro,
Ama e fa innamorare gli uomini?